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Cinque gol, cinque marcatori diversi e una partita chiusa praticamente in un tempo. Eppure Gian Piero Gasperini, dopo il 5-2 di Udine, parte quasi da quello che non gli è piaciuto. Perché c’è una Roma che segna quattro volte nei primi 45 minuti e ce n’è un’altra che nella ripresa permette all’Udinese di rientrare fino al 2-4. Il risultato non corre davvero pericoli, la concentrazione invece sì. E l’allenatore individua proprio lì il confine tra i due tempi: «Quando fai un primo tempo di quella qualità, il rischio è che pensi che la partita sia chiusa. Non volevo fare un secondo tempo di brutte figure. I primi 45 minuti sono stati troppo belli per sciuparli. L’obiettivo era non subire gol: sul primo gol è scappata un po’ la palla, il secondo è stato un brutto segnale di aver staccato». Il punto, per Gasperini, non è soltanto nelle gambe: «Più che le forze fisiche, viene a mancare un po’ di concentrazione. Nel secondo gol eravamo schierati, non l’avremmo mai preso e invece avevamo staccato». Parole che raccontano una partita nella quale il 4-0 dell’intervallo aveva finito per trasformarsi nella difficoltà più imprevedibile della ripresa: convincersi che ci fosse ancora qualcosa da giocare.

Otto partite in venti giorni, ma niente alibi

C’è poi il calendario che presenta il conto. Gasperini ricorda che quella di Udine è stata «l’ottava partita in meno di venti giorni» e che la Roma tornerà a giocare tre giorni più tardi a Manchester. «Faccio fatica a ricordare un periodo con tre partite così ogni tre giorni. Forse con l’Atalanta quando avevamo vinto l’Europa League. Dopo la prossima sosta gli impegni saranno un po’ meno». È il contesto, non l’assoluzione per le distrazioni. Anche perché il tecnico torna immediatamente sulla reazione: «Poi abbiamo avuto l’energia per riprenderci, abbiamo sbagliato qualche gol e qualche scelta. È arrivato il quinto gol di Ghilardi, che lo va a premiare. È stata una partita di valore». Ed è significativo che dentro un 5-2 Gasperini riesca a trovare contemporaneamente la soddisfazione per la prestazione e il dettaglio da correggere.

Un gol per ogni mestiere

La parte che invece gli piace parecchio sta nei nomi che hanno riempito il tabellino: Bryan Cristante, Rodrigo Mora, Donyell Malen, Evan Ndicka e Daniele Ghilardi. Non un goleador che si prende la scena, ma cinque uomini diversi. «Hanno segnato un mediano, un trequartista, un centravanti e due difensori. Mi ci rivedo in tutti i concetti di gioco, anche nei gol di bella fattura. Questo è il frutto di un momento brillante, dove tutti sanno di poter essere decisivi». È forse la dichiarazione che racconta meglio ciò che Gasperini sta cercando di costruire: non soltanto distribuire i gol, ma distribuire la percezione di poter incidere sulla partita.

Ghilardi e quel gol rimasto in gola

Il simbolo diventa allora Daniele Ghilardi. Un difensore che nel recupero chiude il discorso con il gol del definitivo 5-2. Una rete che, racconta Gasperini, aveva anche una piccola storia precedente: «Ghilardi era arrabbiato perché gli era stato annullato un gol in Champions e gli è rimasta la voglia di far gol». Poi il giudizio sul percorso: «È un ragazzo che è cresciuto tanto dal punto di vista atletico, ma soprattutto in termini di fiducia e convinzione». Ancora fiducia. Quella materia difficile da pesare che torna continuamente nel vocabolario dell’allenatore e che, a giudicare dalle sue parole, sta diventando uno dei motori di questa Roma.

Cristante, più gioca e meglio sta

Dentro la goleada c’è anche Bryan Cristante, protagonista con un gol e un assist. Gasperini non sembra sorpreso: «Me lo ricordavo così forte. È stato fermo un mese per un infortunio al ginocchio sfortunato durante la pausa. È ancora con le fasciature, ha giocato tre partite di fila: più gioca, come De Roon, e meglio sta». Il discorso porta direttamente al metodo: «Abbiamo una preparazione di base, ma lavoriamo molto sull’individuale, in base alle caratteristiche dei giocatori. È difficile allenare Mora come Ndicka». Una squadra, quindi, ma non uno stampino. Stessa idea di gioco, strumenti differenti a seconda dell’uomo che deve interpretarla.

«Le risposte sono straordinarie»

Poi arriva inevitabilmente la domanda sul futuro. Fin dove può arrivare questa Roma? Gasperini toglie subito dal tavolo le previsioni: «Nessuno ha la sfera di cristallo che può decidere dove arrivare. Lavori guardando avanti, al presente. Le risposte dei giocatori sono straordinarie. Questo è un gruppo che ha voglia, ha fame, vuole migliorarsi, cerca nuovi obiettivi di squadra e personali». Qui il tono cambia. Non c’è più il secondo gol subito, non c’è il calo di concentrazione. C’è quasi una dichiarazione d’identità: «Ho la fortuna di avere tutti i giocatori, anche quelli meno giovani, che danno disponibilità. Ho un mix fantastico». E ancora: «Abbiamo una grande fiducia in tutta la rosa. Quello che ci aiuta è l’utilizzo di tutta la rosa». Forse il punto sta proprio in questa parola, fiducia. Perché se cinque uomini diversi possono segnare cinque gol, il problema per l’avversario smette di essere capire chi fermare e diventa capire da dove arriverà il prossimo.

Manchester, gli infortunati e una settimana decisiva

Poi bisogna tornare alla realtà. Le partite arrivano una dietro l’altra e ci sono giocatori da recuperare. Su Paulo Dybala, Manu Koné e Mile Svilar, Gasperini non promette nulla: «Ci spero, ma è difficile che recuperino. Questa settimana sarà decisiva, magari tutti e tre o magari nessuno». La rotazione, nel frattempo, ha permesso alla Roma di distribuire minuti e responsabilità, e proprio qui torna il filo dell’intera conferenza: cinque marcatori diversi, disponibilità del gruppo, fiducia nella rosa, individualità differenti che cominciano a muoversi dentro la stessa idea. Alla fine restano cinque gol, tre punti e una Roma nella quale Gasperini dice di rivedersi «in tutti i concetti di gioco». Restano però anche quei due palloni finiti alle spalle del portiere nella ripresa. Nel risultato sono quasi dettagli. Per un allenatore, evidentemente, un po’ meno. La Roma ne ha fatti cinque. Gasperini, però, sembra aver già cominciato a pensare ai due che non voleva prendere.


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