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Tifo giallorosso per le notti di Champions League
Tifo giallorosso per le notti di Champions League

Ci sono città nelle quali arrivi per la prima volta e posti nei quali, anche senza esserci mai stato, possiedi già qualche ricordo. Manchester, per un romanista, appartiene alla seconda categoria. Basta pronunciare Old Trafford e la memoria fa quasi tutto da sola. Il passato si presenta senza invito, prende posto accanto alla vigilia e comincia a raccontare storie che conosciamo già. Poi però bisogna arrivarci davvero, a Old Trafford. Lasciare progressivamente il centro di Manchester, attraversare quella periferia inglese nella quale il paesaggio diventa più basso e industriale, fino a quando il traffico comincia a rallentare e la partita compare prima ancora dello stadio. Sciarpe fuori dai giubbotti, venditori, polizia, autobus, tifosi che prendono possesso dei marciapiedi.

Acciaio e mattoni rossi che mangiano tutto il resto

Poi Sir Matt Busby Way, la strada che porta al cuore del piccolo universo United, e all'improvviso la sagoma dello stadio riempie il panorama. Mattoni, acciaio, grandi tribune e quel rosso che comincia a mangiarsi tutti gli altri colori. È anche questo il Teatro dei Sogni. Non soltanto il prato visto in televisione, ma l'avvicinamento. La sensazione che la partita cominci qualche centinaio di metri prima dei tornelli, quando migliaia di percorsi differenti finiscono per convergere nello stesso punto. Manchester resta dietro, davanti compare il Manchester United. Per la Roma quel tragitto porta inevitabilmente con sé qualche fotografia in bianco e nero della memoria. Domani, però, la Roma non va a Manchester per sistemare i conti con ciò che è stato. Il calcio non permette di cancellare una fotografia vecchia. Concede qualcosa di molto più interessante: la possibilità di scattarne un'altra. Ed è questa la vera misura della partita. Michael Carrick deve alleggerire la pressione sulla propria panchina, Gian Piero Gasperini deve aggiungere punti al cammino europeo. Lo United ha bisogno di ritrovare fiducia, la Roma di dimostrare che può portare la propria identità anche dentro uno dei luoghi più ingombranti del calcio mondiale.

Il Teatro dei Sogni può cambiare umore

Il soprannome ha fatto il giro del mondo fino quasi a sostituire l'indirizzo. Teatro dei Sogni. Bellissimo, naturalmente. Purché il sogno sia il tuo, altrimenti diventa un incubo. Lo United arriva a questa partita con la necessità di dare risposte e questo può produrre un avvio aggressivo, quasi feroce. Ma c'è l'altra faccia della medaglia: più la risposta tarda, più uno stadio abituato a chiedere molto può trasformare la spinta in impazienza.

È qui che la Roma dovrà giocare anche una partita invisibile. Non aspettare lo United davanti alla propria area, ma evitare di regalargli subito ritmo, campo e pubblico. Resistere alla prima onda, sporcare la continuità inglese e lasciare che il cronometro cominci lentamente a giocare contro Carrick. Perché domani Old Trafford non sarà soltanto lo scenario: può diventare un pezzo della tattica. Finché spinge, porta il Manchester in avanti. Se comincia a chiedere perché il gol non arriva, può aggiungere qualche grammo a ogni pallone. La Roma di Gian Piero Gasperini dovrà soprattutto evitare di cambiare identità soltanto perché cambia l'indirizzo. È coerente con un allenatore che tende a chiedere ai suoi giocatori qualcosa oltre il livello già raggiunto, aumentando responsabilità e aspettative. Manchester, in fondo, è la stessa domanda fatta in un posto molto più rumoroso.

Una partita dentro dieci metri

Michael Carrick dovrebbe partire dal 4-2-3-1, Gian Piero Gasperini dal 3-4-2-1. Due sistemi diversi che finiranno per incrociarsi soprattutto tra centrocampo e difesa. Soulé e Mora dovranno provare a ricevere alle spalle dei mediani inglesi, costringendo la struttura dello United a scegliere se uscire oppure proteggere la profondità. Dall'altra parte Cristante e De Roon avranno il problema opposto: impedire soprattutto a Bruno Fernandes di ricevere libero, girarsi e cominciare a vedere la porta. Una decina di metri di prato apparentemente anonimi rischia così di diventare la zona più costosa di Old Trafford. L'assenza di Manu Koné toglie alla Roma il giocatore forse più adatto a spezzare individualmente una pressione con forza e progressione, una delle qualità che ne hanno accompagnato la crescita nel progetto giallorosso. Non esiste però un secondo Koné da tirare fuori dal cassetto. Gasperini dovrà cercare la soluzione nella squadra: distanze corte, appoggi vicini e soprattutto meno palloni regalati. Il pericolo è il frullatore: recupero, verticalizzazione forzata, palla persa, nuova corsa verso Gollini. Ripetere la sequenza significa consegnarsi poco alla volta allo United. A Manchester anche tenere il pallone qualche secondo in più può essere un modo per difendersi senza arretrare.

Soulé, Mora e la corsa di Malen

Se la Roma riuscirà a superare quella prima pressione, allora entrerà davvero nella partita Donyell Malen. L'olandese era arrivato anche come risposta alle difficoltà offensive della Roma e si è trasformato rapidamente in uno dei riferimenti dell'attacco. Contro Maguire e De Ligt conterà soprattutto la direzione della corsa. Se Malen riceve continuamente spalle alla porta, la difesa inglese può governarlo. Se Soulé e Mora riescono invece a muovere i riferimenti dello United, il centravanti può attaccare una linea costretta a girarsi. Non servirà lanciare lungo alla prima occasione. Bisognerà riconoscere il momento. Perché lo spazio ha una brutta abitudine: un secondo prima non c'è, quello dopo è già sparito.

Molina e Wesley allargano la fotografia

Sulle fasce Molina e Wesley saranno probabilmente il termometro più semplice per capire dove si sta giocando la partita. Se passeranno la serata guardando verso Gollini, avrà vinto territorialmente lo United. Se riusciranno a ricevere con il corpo rivolto verso la porta inglese, sarà invece la Roma ad aver spostato il confine. Qui Gasperini dovrà trovare l'equilibrio tra ampiezza e protezione della transizione. Portare entrambi avanti costringe il Manchester ad allargarsi, ma rende più complicato ciò che accade alla perdita del pallone. È perfettamente dentro la filosofia di un allenatore che ha costruito il proprio lavoro aggiungendo posizioni, responsabilità e compiti ai giocatori. In fondo la questione non è soltanto attaccare bene. È essere già pronti a difendere mentre stai ancora attaccando.

La lezione del Real

La Roma ha già scoperto contro il Real Madrid quanto sia sottile la distanza tra coraggio e frenesia. A Manchester non potrà partire dall'equazione per cui attaccare significhi sempre fare la cosa giusta. Ci saranno minuti da accelerare e altri da raffreddare. Palloni da verticalizzare immediatamente e altri da tenere. Se lo United troverà energia attraverso il pubblico, bisognerà spezzarne il ritmo; se compariranno nervosismo e campo da attaccare, allora sarà il momento di andare. È probabilmente il gradino successivo per una squadra costruita da un allenatore che continua a domandarsi quanto possano crescere ancora i propri uomini. 

La Champions presenta il conto

Poi c'è la classifica, capace di togliere parecchia poesia persino al Teatro dei Sogni. La Roma arriva alla quarta giornata con 4 punti e dentro la zona playoff. Una vittoria la porterebbe a 7, un pareggio a 5; restare ferma aumenterebbe inevitabilmente il peso delle quattro partite successive. Manchester non è quindi una finale, ma neppure una semplice gita dentro la storia del calcio. Fare risultato significherebbe trasformare una grande trasferta in qualcosa di molto più utile: strada percorsa verso la fase successiva. È anche l'evoluzione della domanda che accompagna questa Roma. Qualche settimana fa ci si chiedeva quanto valesse. Poi quanto fosse cresciuta davvero, tema già emerso alla vigilia delle grandi notti europee. Adesso arriva la domanda più semplice di tutte: quanto pesa quella crescita in classifica?

Un'altra fotografia

Alla fine il passato sarà ancora lì. Non si cancella, ma non deve nemmeno essere trascinato sul prato. Old Trafford continuerà ad avere il suo rosso, i suoi ricordi e il suo Teatro dei Sogni (o degli incubi). La Roma deve occuparsi del presente: reggere la pressione, trovare Soulé e Mora tra le linee, mandare Malen nella direzione giusta, capire quando accompagnare con gli esterni e soprattutto riconoscere la partita quando cambia forma. Poi qualcuno scatterà davvero una fotografia. Succede sempre nelle grandi notti. Un'esultanza, una parata, un contrasto, uno stadio intero dentro un'inquadratura. Quelle vecchie di Manchester resteranno nell'album. Non c'è bisogno di strapparle. Alla Roma basta provare ad aggiungerne una. E magari scoprire, tornando a casa e guardando Manchester nello specchietto, che la Champions è ancora tutta davanti.

Le probabili formazioni

Il Manchester United dovrebbe presentarsi con il 4-2-3-1: Lammens; Mazraoui, Maguire, De Ligt, Dalot; Baleba, Andrey Santos; Mount, Bruno Fernandes, Tielemans; Mbeumo. Allenatore: Michael Carrick. La Roma dovrebbe rispondere con il 3-4-2-1: Gollini; Mancini, Ndicka, Hermoso; Molina, Cristante, De Roon, Wesley; Soulé, Mora; Malen. Allenatore: Gian Piero Gasperini.

Per i giallorossi pesano le assenze di Svilar, Koné, Dybala e Pellegrini; il Manchester deve fare i conti con quelle di Shaw, Ugarte e Sesko.


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