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Il pareggio del Sinigaglia consegna a Gian Piero Gasperini e Cesc Fàbregas due letture diverse, ma non necessariamente distanti, di una partita che ha cambiato volto dopo l'espulsione di Malen. Da una parte la Roma, costretta a giocare in inferiorità numerica per circa mezz'ora, capace di stringersi attorno alle proprie certezze e di difendere il risultato con ordine e lucidità. Dall'altra il Como, che ha provato a sfruttare l'uomo in più senza però riuscire a trovare la giocata decisiva. Nel dopo partita i due allenatori hanno raccontato le proprie sensazioni, tra il rammarico per le occasioni mancate, gli elogi ai protagonisti e le indicazioni che arrivano da una sfida intensa, nella quale entrambe le squadre cercavano qualcosa in più di un punto.

Il tecnico giallorosso riparte dalla prestazione della sua squadra e, soprattutto, dalla capacità di resistere alle difficoltà. La Roma, prima dell'espulsione di Malen, aveva costruito occasioni importanti e dato la sensazione di poter indirizzare la gara. Poi, l'inferiorità numerica ha imposto un'altra partita, nella quale compattezza e sacrificio sono diventati indispensabili. Gasperini non nasconde il rammarico, ma promuove la risposta dei suoi e trova in Paulo Dybala uno dei protagonisti più convincenti della giornata.

DYBALA, QUALITÀ E INTELLIGENZA ANCHE IN INFERIORITA' NUMERICA

L'argentino ha convinto l'allenatore non soltanto per le giocate, ma anche per il lavoro svolto quando la Roma ha dovuto arretrare e cercare nel possesso del pallone una via per alleggerire la pressione. «Assolutamente, io credo che Dybala sia stato straordinario, anche quando, nel secondo tempo, veniva a ripulire alcune situazioni. Non era facile in inferiorità numerica. Credo che abbia disputato, come i suoi compagni, una partita di grande spessore».

Gasperini ha apprezzato anche i segnali di brillantezza ritrovati dall'attaccante, con un piccolo rimpianto per l'occasione avuta nella prima frazione: «Non ricordo palloni persi, anzi, mi sembra nuovamente forte nello spunto. Peccato per quella situazione nel primo tempo, in cui avrebbe potuto fare gol. Però, anche oggi, ha offerto una prestazione straordinaria».

L'uscita di Malen ha modificato gli equilibri offensivi della Roma, lasciando a Dybala il compito di sostenere da solo il peso dell'attacco. Una soluzione che, nelle parole del tecnico, ha avuto una sua logica e ha permesso alla squadra di trovare qualche momento di respiro. «No, è uscito Malen ed era la soluzione naturale con quei giocatori in campo. Però mi ha convinto quello che stava facendo, perché ha cominciato a catalizzare diversi palloni, a darci respiro e la possibilità di uscire. C'è stata qualche situazione dalla quale, per pochissimo, sarebbe potuta nascere anche una ripartenza pericolosa».

Non era semplice, con i centrali del Como pronti a controllare i movimenti dell'argentino, ma Dybala ha saputo interpretare il ruolo con la consueta sensibilità calcistica. «È stato continuo per tutti i 90 minuti. Certo, non era facile. Lui era quello, se vogliamo, un po' più penalizzato, perché doveva muoversi in mezzo ai due centrali del Como, ma lo ha fatto con grande intelligenza e grande qualità, da calciatore vero che conosce il calcio».

IL RAMMARICO PER LE OCCASIONI SPRECATE E LA PROVA IN DIECI

Il punto conquistato non cancella la sensazione che, prima dell'espulsione, la partita potesse prendere una direzione diversa. La Roma aveva creato situazioni favorevoli e mostrato fiducia nella possibilità di passare in vantaggio, prima di essere costretta a ridisegnare il proprio piano di gioco. «Purtroppo devo dire che nel primo tempo abbiamo avuto delle ottime situazioni per fare gol. Ne ha avute anche un paio importanti il Como, ma credo che noi abbiamo dato la sensazione di poter andare in vantaggio».

Il tecnico ha poi sottolineato quanto abbia pesato affrontare una squadra forte come il Como per trenta minuti in inferiorità numerica: «Poi è chiaro che, se su 90 minuti ne giochi 30 in inferiorità numerica, significa che hai giocato due terzi della partita contro una squadra forte come il Como in parità numerica. Il nostro rammarico è questo, perché chiaramente non so come sarebbe finita la partita, ma mi sembrava che fossimo abbastanza fiduciosi di avere delle ottime chance». La Roma ha dovuto cambiare pelle, rinunciando a parte delle proprie ambizioni offensive per proteggere il risultato. Gasperini, tuttavia, ha apprezzato la lucidità con cui i suoi hanno affrontato il finale: «Così siamo stati costretti a difenderci e lo abbiamo fatto con grande lucidità e grande ordine. È chiaro che, quando giochi 30 minuti in dieci, esci con un pareggio e va bene lo stesso».

GOLLINI PROMOSSO: «SAPRÀ SOSTIUIRE MOLTO BENE SVILAR»

Tra le indicazioni positive c'è anche la prova di Gollini, chiamato a dare sicurezza alla squadra. Gasperini ne ha apprezzato soprattutto la precisione nella gestione del pallone e nel gioco di rilancio, sia con i piedi sia con le mani. «Sì, sicuramente, perché è stato indubbiamente bravo anche nel gioco di rilancio, sia con i piedi sia con le mani, soprattutto nel primo tempo. È chiaro che anche la squadra lo ha messo nelle condizioni di giocare in questo modo». Il giudizio finale è di fiducia: «È stato comunque attento e preciso. La squadra lo ha messo nella condizione di non dover compiere grandi interventi, però lui è un portiere che saprà sostituire molto bene Svilar».

IL REAL MADRID, MOURNHO E LA NUOVA IDENTITÀ DELLA ROMA

Lo sguardo si sposta quindi verso il Real Madrid, avversario di prestigio e squadra che Gasperini considera tra le più forti d'Europa. Il confronto con José Mourinho, che ha lasciato un ricordo profondo nella tifoseria romanista, offre anche l'occasione per sottolineare quanto sia diversa la squadra attuale rispetto a quella del passato.

«È chiaro che, se guardo il Real Madrid, vedo una squadra di campioni incredibili, sia in campo sia in panchina. Affrontiamo una delle squadre più forti in assoluto in Europa, che quest'anno ha fatto anche un mercato straordinario. José ha lasciato nella gente un ricordo e un amore straordinari verso questo allenatore».

Gasperini rivendica però il percorso della propria Roma, una squadra che sta costruendo un'identità differente e che continua a dargli soddisfazioni: «Adesso, però, la nostra è una squadra di un altro tipo, molto diversa da quella che giocava con Mourinho, anche se non sono passati tantissimi anni. È una squadra che mi sta dando grandi soddisfazioni, perché anche oggi bisognava veramente avere un grande morale, una grande condizione e anche un cuore molto grande per giocare in questo modo a Como».

L'ESPULSIONE DI MALEN: «IL CALCIO NON È FATTO DI FOTOGRAMMI»

Il momento più acceso dell'intervento di Gasperini riguarda l'espulsione dell'attaccante olandese. Il tecnico riconosce la dinamica controversa del gesto, ma contesta una lettura che, a suo giudizio, non tiene conto dell'intera azione e dei falli subiti in precedenza da Malen. «Non lo so. C'è un fallo ripetuto su Malen. Ora, dire che Malen faccia del gioco violento è veramente difficile da sostenere. Ha avuto uno slancio, dopo essere stato trattenuto, e ha cercato indubbiamente di intervenire, toccando anche la palla. Però, effettivamente, quello che è brutto è il salto. Non c'è nessuna intenzionalità da parte di Malen, non è assolutamente nelle sue corde».

Per l'allenatore, l'episodio ha finito per togliere qualcosa a una partita che fino a quel momento era stata bella e combattuta: «Sicuramente è stato un episodio che ha imbruttito la partita. Era una partita bellissima e così è diventata un po' meno bella». Da qui la critica al ricorso ai fotogrammi isolati per giudicare un'azione di gioco: «Ho capito che, fermando il fotogramma in quel modo, è molto facile giudicare, ma il calcio non è fatto di fotogrammi. Il calcio è fatto di azioni, perché in questo modo si può giustificare tutto». Gasperini insiste sulla necessità di considerare intenzioni e dinamica complessiva dell'intervento: «Lì non c'è nessuna volontà e nessuna determinazione a fare male da parte di Malen. Quindi è importante il concetto. È ora di smetterla con i fotogrammi, perché falsificano veramente la realtà. Purtroppo abbiamo subito questa cosa per anni. Adesso, finalmente, da quest'anno si riesce a vedere un calcio più vero. Per favore, non torniamo indietro con questi fotogrammi assurdi».

FÀBREGAS: «LA  MIGLIORE PARTITA CONTRO LA ROMA DA QUANDO SONO QUI»

Se Gasperini legge lo 0-0 soprattutto attraverso la capacità della Roma di resistere in dieci, Cesc Fàbregas guarda alla prestazione del Como e al percorso di maturazione della propria squadra. L'allenatore spagnolo riconosce che l'espulsione di Malen ha cambiato gli equilibri, ma individua nei primi sessanta minuti il passaggio più significativo della gara. Il Como ha saputo affrontare i giallorossi con personalità, mostrando qualità sia nella fase offensiva sia in quella difensiva, senza però riuscire a sfruttare fino in fondo la superiorità numerica nel finale.

Per l'allenatore lariano, la sfida contro la Roma rappresentava un banco di prova importante per verificare la capacità dei suoi di mantenere l'identità di gioco anche davanti a un avversario organizzato e ricco di soluzioni. «Questa è una parte dell’analisi della partita. Alcune volte il calcio non si può spiegare, no? Penso che siamo una squadra molto offensiva e propositiva, che attacca con tanta gente, e non è normale sicuramente uno 0-0. Magari gli ultimi trenta minuti dopo l’espulsione hanno cambiato un po’ le cose in questo senso». Il tecnico ha sottolineato come entrambe le squadre siano scese in campo per vincere, in una partita nella quale il rispetto reciproco non ha cancellato la volontà di imporsi. «Però sì, sono d’accordo sul fatto che sia stata una partita tra due squadre che si rispettavano, però fino a un certo punto. Noi due volevamo vincere, no? E per questo per giocare contro la Roma bisogna avere tanta personalità».

È il coraggio, prima ancora degli accorgimenti tattici, a fare la differenza nella filosofia dell'allenatore: «Io ho chiesto ai ragazzi solo di giocare come hanno fatto per arrivare fin qua, di farlo anche oggi. Tanta personalità, dopo c’entra la tattica, perché se tu fai prima la tattica e dopo non hai il coraggio di giocare, non serve. Questa è stata La migliore partita che abbiamo fatto contro la Roma». Il giudizio più significativo di Fabregas riguarda la prestazione nei sessanta minuti disputati in parità numerica. Secondo l'allenatore, il Como ha mostrato una qualità di gioco e una solidità difensiva superiori a quelle delle precedenti sfide contro i giallorossi. «Penso che oggi l’abbiamo fatto e, ripeto, soprattutto parlando di quei primi sessanta minuti, quando eravamo undici contro undici, penso che sia stata la migliore partita che abbiamo fatto contro la Roma da quando io sono qua, a livello di gioco, a livello difensivo, perché loro ti portano tanta gente fuori, alcune volte non c’è mai nessuno in mezzo, è difficile pressarli, no? Lo fanno a un certo punto anche per questo. Ripeto, buona prestazione». Parole che raccontano la soddisfazione per quanto visto in campo, ma che non bastano a cancellare il rimpianto per un risultato che il Como sperava di riuscire a cambiare, soprattutto dopo essere rimasto con un uomo in più.

LA SUPERIORITÀ NUMERICA E IL PROCESSO DI CRESCITA

La parte finale della gara ha posto problemi diversi rispetto a quelli affrontati nella prima ora. Il Como si è trovato nella condizione di dover gestire il possesso e cercare il varco decisivo, ma non sempre è riuscito a mantenere la struttura necessaria per mettere davvero in difficoltà la Roma. «Rimane il rammarico fino alla fine, sì, perché siamo in un processo di crescita e penso che non abbiamo saputo gestire sicuramente l’uomo in più nell’ultima fase, a livello di struttura».

Fàbregas spiega che la superiorità numerica richiede una gestione più paziente, ma anche una circolazione del pallone più rapida, capace di muovere la difesa avversaria senza concederle il tempo di sistemarsi. «Dopo abbiamo cambiato un po’, però anche la gestione della palla, perché la partita cambia, devi avere un po’ più di pazienza, però allo stesso tempo devi fare più giri, la palla deve viaggiare veloce».

Non tutto, comunque, è da considerare negativo. Il tecnico ha indicato nella capacità di non concedere contropiedi un segnale importante per una squadra giovane, chiamata a imparare quando attaccare con decisione e quando, invece, preservare gli equilibri. «E una cosa positiva, secondo me, a livello di maturazione della squadra, che è molto giovane, è che non abbiamo preso nessun contropiede con un uomo in più, perché questa è la cosa pericolosa alcune volte: andare in avanti e chiudere gli occhi, dai, siamo tutti molto coraggiosi, andiamo avanti, perdi la struttura, ti fanno contropiede e perdi la partita». Il pareggio lascia dunque alla Roma la soddisfazione di aver saputo resistere a una situazione complicata e al Como la consapevolezza di aver disputato una prestazione convincente, senza però trovare la chiave per trasformare la superiorità numerica in una vittoria. Due letture differenti dello stesso risultato, unite da un elemento comune: la sensazione che, al di là dello 0-0, la partita abbia offerto indicazioni importanti per il futuro di entrambe le squadre.


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