Fuochi pirotecnici al Maradona. Fra partenopei e giallorossi finisce 3-3. Questa Roma non sa morire
Due volte sotto, due volte risorta: la squadra di Gasperini si prende un punto folle al Maradona. Nel finale c’è spazio anche per la sceneggiata di Beukema: mancavano solo il sipario e gli applausi.
Partiamo dal risultato: 3-3. E partiamo soprattutto da una certezza: questa Roma c’è, è quadrata, testarda e sembra avere sviluppato una certa forma di allergia alla morte sportiva. La danno per spacciata? Respira. La seppelliscono? Bussa da sotto. Le mettono pure i fiori? Li prende, li sistema in area e ci fa gol Balerdi. A Napoli, paradossalmente, resta perfino il rimpianto di non averla vinta. Detto dopo essere stati sotto 2-0 e poi 3-2 sembra il racconto di uno che esce dal casinò senza portafoglio e sostiene di essere stato a un passo dal diventare milionario. E invece è proprio questa la sensazione lasciata da una partita completamente fuori di testa.
Il Napoli, per restare aggrappato alla serata, le prova tutte: calcio, corsa, qualità, nervi e anche teatro. Sul 3-3 Beukema mette in scena una rappresentazione che, al confronto, la celebre caduta di Bastoni in Inter-Juve sembra la recita natalizia della seconda elementare, con cartoncino, colla vinilica e genitori commossi in prima fila. E poi c’è Andrea Colombo, arbitro part-time e direttore d’orchestra full-time. Solo che a un certo punto perde la bacchetta, raccoglie un cucchiaio e decide che Wagner può essere tranquillamente diretto come una sagra di paese. Napoli e Roma provano a suonare la Cavalcata delle Valchirie, Colombo qua e là sembra cercare l’Adagio di Albinoni, ma intorno hanno già acceso gli amplificatori. Questo è stato Napoli-Roma: una partita blu, poi azzurra, poi gialla, poi rossa, a tratti viola dalla rabbia (e il cognome di chi scrive non centra per niente). Nessuna tonalità intermedia, come se qualcuno avesse finito il beige. E soprattutto una partita rumorosa: un palo, un gol, un urlo, il silenzio, poi un altro gol e un altro urlo. Ogni volta che sembra finalmente possibile abbassare il volume, ricomincia tutto.
Anguissa si mette al contrario. Gollini tiene il mondo dritto
L’inizio non è calcio da camera, è traffico nell’ora di punta. Il Napoli parte con il 4-3-3 di Allegri, affidando a De Bruyne la regia e a Politano e Lang il compito di allargare il gioco. Gasperini risponde con il 3-4-1-2: Cristante agisce alle spalle di Soulé e Malen, mentre Rensch e Wesley presidiano le corsie esterne. La Roma appare sporca nel primo passaggio e nelle uscite. Molle nelle ripartenze. Il Napoli cerca subito le fasce, De Bruyne prova ad accendere lampadine, Politano e Lang corrono ai lati e la Roma prova a uscire con Soulé e Malen. Al 13’ Rensch salva quasi sulla linea, primo campanello. Al 21’ Cristante si gira e calcia fuori. Tre minuti dopo Soulé apre un corridoio meraviglioso per Malen, che arriva davanti a Meret ma gli tira praticamente addosso. È il momento in cui la partita presenta il conto. Al 28’ la difesa romanista respinge una punizione senza particolare convinzione, la palla sale e Anguissa decide improvvisamente che stare con i piedi per terra è un concetto sopravvalutato: rovesciata, mezzo secondo di silenzio e poi il Maradona esplode. È 1-0. La Roma, però, non scompare. Hermoso ci prova, mentre dall’altra parte Gollini si ricorda che sta sostituendo un certo Svilar, fa contemporaneamente il portiere e il vigile del fuoco, spegnendo su Olivera un incendio quando ormai sembravano in arrivo le autobotti. Poi, al 45’, Cristante prende il palo. È forse il rumore più brutto del calcio, perché un palo non fa davvero rumore: fa rimpianto e stavolta il colpo ignorante di Bryan diventa una polpetta andata di traverso. All’intervallo il Napoli è avanti, la Roma no. Ma è ancora lì.
McTominay fa 2-0. E qualcuno dimentica di avvisare la Roma che dovrebbe essere finita
Il secondo tempo comincia e dopo tre minuti arriva la coltellata. Politano mette dentro, McTominay arriva sul secondo palo, Gollini tocca ma non basta: 2-0. A quel punto una squadra normale comincia a fare i conti, guarda il cronometro e pensa prima di tutto a non prendere il terzo. La Roma di Gasperini, invece, sembra avere un rapporto piuttosto conflittuale con la matematica. Politano avrebbe anche il pallone per chiuderla, ma davanti trova ancora Gollini: piede aperto, porta chiusa. Gasperini allora apre il cofano. Fuori Rensch, Hermoso e Pisilli, dentro Molina, Balerdi e Castro: tre cambi insieme, più che una sostituzione un trapianto con Malen e Castro insieme, come aveva profetizzato Gasp qualche giorno fa. E la Roma che esce da quel momento non è più dello stesso colore. Prima era un giallo pallido, adesso torna rosso, rosso vivo, rosso Roma. Al 69’ Malen dialoga con Soulé, l’argentino riceve, prende la mira e mette il pallone nell’angolo: 2-1. Il Maradona abbassa improvvisamente di qualche decibel. Cinque minuti dopo succede di peggio per il Napoli. Corner corto, De Roon mette dentro, Castro entra nella carambola e il pallone finisce da Balerdi: 2-2. La partita che il Napoli teneva in tasca buca il tessuto, cade per terra e rotola sotto il divano. Adesso bisogna ritrovarla.
La partita entra nel frullatore. E qualcuno preme “turbo”
Sul 2-2 la tattica esiste ancora, ma ormai somiglia più a una teoria filosofica. Le squadre si allungano, gli spazi si aprono e il campo diventa un’autostrada senza caselli, tutor e limiti di velocità. La Roma sente odore di sangue, il Napoli sente odore di guai. Malen manda Castro verso la porta, la difesa azzurra chiude, ma la Roma sale, spinge e fa rumore. Per qualche minuto il Maradona assume una tonalità strana: l’azzurro resta sulle tribune, sul campo invece compare sempre più giallo e sempre più rosso. Poi arriva ancora McTominay. Spinazzola calcia, Gollini (che si dimentica che sta sostituendo un certo Svilar) respinge, la palla resta viva e lo scozzese la rimette nell’angolo. È il 3-2 all’83’. Questa volta sembra davvero finita, perché puoi risorgere una volta, due comincia a essere maleducazione, tre sarebbe abuso edilizio.
Balerdi, geometra dell’impossibile
E invece Wesley prende palla sulla fascia, crossa, Balerdi sale, salta, colpisce e segna: 3-3. Il calcio ha questa straordinaria capacità di rendere inutili cinque minuti di analisi in cinque decimi di secondo. Un attimo prima stai spiegando perché la Roma ha perso, un attimo dopo devi cancellare tutto. Balerdi segna di nuovo e la partita raggiunge definitivamente quel punto nel quale non appartiene più alla logica, ma alla letteratura fantastica. Il Napoli protesta, Beukema cade e parte la sceneggiata. Manca soltanto il suggeritore che esca da sotto la panchina a chiedere più dolore e più pathos. Colombo, che dovrebbe prendere in mano la situazione si traveste da Ponzio Pilato, se ne lava le mani e abdica al VAR la decisione. Con buona pace dei messaggi sul fair play da trasmettere ai ragazzini delle scuole calcio come messaggi di rispetto e lealtà. In un calcio normale sarebbe ststo fermato fino a Natale. Ma non in questo Napoli-Roma diretto da Colombo. Beukema ha fatto la sua figura. Il Napoli pure. Le panchine diventano vulcani laterali, il centro del campo è ormai soltanto il luogo geometrico che separa due aree di rigore e Napoli-Roma diventa definitivamente quello che aveva minacciato di essere per tutta la sera: un temporale dentro una batteria, tra piatti, cassa, rullante, fulmini e gol. Allegri non ci capisce più niente e finisce nella tammurriata fino a farsi cacciare.
Il punto è che questa Roma c’è
Alla fine resta il 3-3 e sarebbe facile parlare soltanto del carattere. Troppo facile. Il punto forse è un altro: questa Roma sta cominciando ad avere una qualità che non compare nelle statistiche, perché non accetta la trama che la partita prova a imporle. Se va sotto non considera il risultato una sentenza. Se prende il secondo non chiude il negozio. Se rimonta e prende il terzo non perde tempo a chiedere quanto manca. Ricomincia. È la stessa idea di squadra ancora in costruzione che attraversa il precedente articolo sulla Roma, quello in cui Gasperini appare continuamente alla ricerca del passo successivo dei suoi giocatori e della distanza tra il valore presente e quello ancora da scoprire. Napoli-Roma sembra la traduzione calcistica di quella domanda: quanto può ancora fare questa Roma?
Tre gol subiti sono tanti (per una squadra che fino a questo momento ha fatto della difesa il proprio punto forte). Ma tre gol segnati al Maradona pure. Essere sotto 2-0 è un problema, arrivare sul 2-2 è una risposta. Tornare sotto 3-2 all’83’ è quasi una condanna, fare 3-3 all’88’ è una dichiarazione d’intenti. I rimpianti rimangono, le ingenuità pure, insieme alla sensazione fastidiosa e bellissima che sistemando un paio di dettagli la Roma avrebbe potuto portarsi via da Napoli qualcosa in più di un punto. Ma una cosa torna sicuramente a Roma: la certezza che questa squadra non sa morire. Puoi metterla sotto, raddoppiare, aspettare che risorga e rimetterla sotto un’altra volta. Puoi spegnere il giallo, coprire il rosso con l’azzurro e alzare il volume del Maradona fino a far tremare i vetri. Poi, da qualche parte, senti un toc. Non è il palo di Cristante. È la Roma che bussa di nuovo. E quando questa Roma bussa, ultimamente, conviene andare ad aprire.
TABELLINO
NAPOLI (4-3-3): Meret; Di Lorenzo (80' Spinazzola), Rafa Marín, Badiashile (52' Beukema), Olivera; Anguissa, De Bruyne (79' Lobotka), McTominay; Politano (66' Giovane), Højlund, Lang (80' Vergara). A disposizione: Contini, Milinković-Savić, Gilmour, Lucca, Marianucci. Allenatore: Massimiliano Allegri.
ROMA (3-4-2-1): Gollini; Mancini (84' Ghilardi), Ndicka, Hermoso (58' Balerdi); Rensch (58' Molina), De Roon, Pisilli (58' Castro), Wesley; Cristante, Soulé; Malen (84' Mora). A disposizione: Vásquez, De Marzi, Koulierakis, Di Nunzio, Emanuele Lulli, Camara. Allenatore: Gian Piero Gasperini.
MARCATORI: 28' Anguissa (N), 48' e 83' McTominay (N), 69' Soulé (R), 74' e 89' Balerdi (R).
ARBITRI: Andrea Colombo (Arbitro). Bindoni e Rossi (Assistenti). Sacchi (Quarto ufficiale). Aureliano (VAR). Meraviglia (AVAR).
AMMONITI ED ESPULSI: Ammoniti: Rafa Marín (Napoli); Cristante, Rensch, Balerdi e De Roon (Roma). Espulso: Massimiliano Allegri, allenatore del Napoli, per proteste nel finale.
STATISTICHE DELLA PARTITA: Possesso palla 39% Napoli, 61% Roma. Tiri totali: 15 - 24. Tiri in porta : 9 - 4. Calci d'angolo: 2 - 11.