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ROMA – José Mourinho torna all’Olimpico da avversario e vive una serata dalle mille emozioni. Il suo Real Madrid ribalta una partita che sembrava ormai nelle mani della Roma, trasformando il 3-1 giallorosso in un clamoroso 4-3 grazie a tre reti negli ultimi sette minuti. Una rimonta che lo Special One analizza in conferenza stampa con la consueta personalità, riconoscendo apertamente i meriti di Gian Piero Gasperini, ma rivendicando anche le proprie intuizioni tattiche.

«GASPERINI CI HA MASSACRATO NEL PRIMO TEMPO»

Mourinho non cerca scuse per le difficoltà incontrate dal Real Madrid nei primi quarantacinque minuti e attribuisce gran parte del merito all’organizzazione della Roma.

«Nel primo tempo ci hanno massacrato. Gasperini è stato bravissimo, ci ha sorpreso con Soulé largo e Wesley. Era difficilissimo recuperare su quella fascia, ci trovavamo continuamente in situazioni di due contro uno e qualche volta anche di tre contro uno, quando arrivava Mancini».

Il tecnico portoghese riconosce la superiorità tattica dei giallorossi, capaci di mettere in enorme difficoltà gli esterni madridisti, in particolare Vinicius.

«Wesley è un giocatore fantastico. Gasperini ha lavorato molto bene per complicare la vita a Vinicius e su quella fascia ci hanno messo costantemente in difficoltà».

LA RIMONTA E LA STRATEGIA: «NON SONO UN FENOMENO, MA HO FATTO BENE»

La partita cambia nella ripresa, quando Mourinho modifica l’assetto della squadra e sfrutta le energie dei giocatori entrati dalla panchina.

«Il calcio dura novanta minuti. È impossibile giocare per tutta la partita con l’intensità della Roma. Sapevo che prima o poi la benzina sarebbe finita. Ho fatto i cambi che ritenevo necessari e nel secondo tempo abbiamo trovato maggiore stabilità».

Lo Special One spiega come l’andamento della gara fosse stato valutato anche in funzione delle caratteristiche dei difensori giallorossi.

«Avevo detto ai miei giocatori che sarebbe stato difficile per uno come Mancini non prendere un cartellino giallo. Quando giochi uomo contro uomo hai tante situazioni nelle quali rischi di commettere fallo. Quando arriva l’ammonizione, o rimani in campo con quel rischio oppure vieni sostituito».

Una considerazione che Mourinho estende anche a Hermoso e al dispendio energetico richiesto dal sistema di Gasperini.

«Se avessi iniziato la partita con i giocatori che l’hanno terminata, probabilmente avremmo perso. Sarebbe stato impossibile sostenere l’intensità offensiva della Roma. Ci sono momenti e momenti, ci vuole strategia».

Poi la battuta, con la quale rivendica il proprio lavoro senza attribuirsi meriti miracolosi.

«Non voglio fare il fenomeno dicendo che avevo preparato tutto per passare dal 3-1 al 4-3. Non è vero. Però pensavo davvero di avere cambi importanti da utilizzare negli ultimi venti minuti. Se avessimo preso quattro o cinque gol avrebbero detto che ero un idiota. Abbiamo vinto 4-3 e magari diranno che avevo sbagliato la formazione iniziale. Il calcio è così. Ma datemi anche un po’ di credito, oggi ho fatto bene».

VINICIUS, LA SQUALIFICA E L’ATTACCO AL CALCIO SPAGNOLO

Il clima della conferenza cambia quando Mourinho viene interrogato sulla squalifica di quattro giornate inflitta a Vinicius, comunicata al giocatore poche ore prima della partita.

La risposta è durissima.

«Vi sembra normale che un giocatore di una squadra spagnola venga a sapere due ore prima di una partita così importante di avere quattro giornate di squalifica? Non potevano comunicarlo domani mattina? Eravamo praticamente arrivati allo stadio quando abbiamo saputo tutto».

Mourinho torna poi a utilizzare una delle sue metafore più provocatorie.

«In portoghese esiste un’espressione: il gatto è nascosto, ma si vede la coda. Adesso il gatto non è più nascosto, va direttamente in giro. Si fanno cose senza vergogna».

Un attacco che si allarga anche alla programmazione del campionato spagnolo.

«Giochiamo mercoledì sera ad Atene, torniamo a Madrid probabilmente alle cinque del mattino e poi dobbiamo giocare sabato a Valencia, prima della sosta delle nazionali. Non mi sembra una cosa innocente. Le solite scuse delle televisioni non me le bevo più. Sono nel calcio da venticinque anni e sono troppo vecchio per credere a certe spiegazioni».

E conclude con un messaggio preciso: «I madridisti non sono stupidi. Farò tutto il possibile per aprire gli occhi alla gente».

VINICIUS E LA RABBIA PER IL CAMBIO

Mourinho affronta anche la reazione di Vinicius alla sostituzione nella ripresa, quando il brasiliano ha manifestato il proprio disappunto.

«È normale che un giocatore importante non sia contento di uscire. Non mi piace quando si lanciano bottiglie o si fanno determinati gesti, ma capisco la frustrazione. Dopo la partita era molto felice per la vittoria della squadra».

Il tecnico ribadisce che le difficoltà del brasiliano siano state soprattutto conseguenza delle scelte tattiche di Gasperini.

«Nel primo tempo è stato merito di Gasperini, che ha fatto molto bene. Nella ripresa gli ho chiesto di giocare dall’altra parte e di avere un atteggiamento difensivo diverso. Ha perso anche un pallone che non doveva perdere, ma tutti commettiamo errori».

Mourinho sottolinea inoltre il particolare momento psicologico attraversato dal giocatore.

«È un peccato, perché Vinicius stava tornando a essere felice e a esprimersi ai suoi livelli. Ora dovrà fermarsi per questa squalifica».

ESPI, IL GIOVANE CHE CAMBIA LE PARTITE

Tra i protagonisti del successo madridista trova spazio anche il giovane attaccante Espí, autore, secondo i numeri ricordati in conferenza, di tre reti in appena quaranta minuti complessivi con il Real Madrid.

Mourinho ne racconta l’arrivo.

«Quando si è presentata la possibilità della partenza di Gonzalo, che era un ragazzo che mi piaceva molto, il Real Madrid mi ha proposto tre nomi. Uno era Espí. La società ha fatto un ottimo lavoro e ho pensato subito che fosse un profilo importante per noi».

Il problema, naturalmente, è la concorrenza con Mbappé.

«Per un attaccante stare nella stessa rosa di Kylian non è facile. Quando Mbappé sta bene è un giocatore importantissimo. Non è semplice decidere di lasciarlo fuori per far giocare Espí. Però le opportunità arrivano e, quando un ragazzo risponde sempre così, la conseguenza naturale è che giochi sempre di più».

IL RITORNO A ROMA: «QUI C’È GENTE CHE AMO»

Non manca un passaggio emotivo sul ritorno nella Capitale, dove Mourinho ha vissuto una parte importante della propria carriera.

«Anch’io ho dovuto bloccare i sentimenti per giocare qui, contro la mia gente, nel mio stadio, davanti a persone che amo».

Parole che confermano il legame rimasto tra lo Special One e l’ambiente giallorosso, nonostante questa volta il risultato abbia premiato la squadra avversaria.

CHAMPIONS LEAGUE, SEI PUNTI CONTRO INTER E ROMA

Il Real Madrid chiude il doppio confronto con le italiane con sei punti e Mourinho ne sottolinea il peso nella corsa alla qualificazione.

«Abbiamo sei punti dopo aver affrontato due delle squadre più forti d’Italia. Mancano ancora sei partite, ma siamo già a metà strada verso la qualificazione. L’anno scorso, dopo quattro partite, avevamo zero punti e ci siamo qualificati. Non è finita, ma questi sei punti sono molto importanti».

LA ROMA VINCE LA SFIDA DEL GIOCO, MOURINHO QUELLA DEL RISULTATO

La conferenza dello Special One restituisce un quadro preciso della serata dell’Olimpico. Mourinho riconosce la superiorità della Roma nella prima parte della gara, elogia il lavoro tattico di Gasperini e ammette le difficoltà del Real Madrid contro l’aggressività dei giallorossi.

Ma rivendica anche la capacità di leggere i momenti della partita, utilizzare la panchina e sfruttare il calo degli avversari.

La Roma ha dimostrato di poter mettere in difficoltà una delle grandi d’Europa, ma ha pagato carissimo gli ultimi sette minuti. Mourinho, invece, lascia l’Olimpico con una vittoria che sembrava ormai impossibile.

Gasperini aveva costruito una partita quasi perfetta. Mourinho ha saputo trasformare il finale in una rimonta memorabile. E ancora una volta lo Special One ha trovato il modo di prendersi la scena.


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