Ci risiamo.

Cambiano gli avversari, cambiano le partite, cambiano gli stadi. Ma la Roma, quando ricomincia il secondo tempo, troppo spesso sembra lasciare la testa negli spogliatoi.

Contro l’Inter è successo ancora. E questa volta fa ancora più male, perché i giallorossi erano avanti 2-0, avevano giocato un primo tempo di personalità, intensità e qualità, e avevano dato la sensazione di avere la partita in mano.

Poi l’intervallo.

E dopo appena una manciata di secondi Lautaro Martinez ha riaperto tutto.

Il punto non è soltanto il gol dell’Inter. Il punto è come arriva. Roma molle, Roma distratta, Roma poco cattiva, quasi sorpresa dal fatto che l’avversario fosse rientrato in campo per provare a cambiare la partita.

Una squadra di alto livello certe cose non può permettersele.

E soprattutto non può permettersele con questa frequenza.

Perché ormai non siamo più davanti a un episodio isolato. Contro l’Atalanta la Roma aveva subito al 47’. Contro il Fenerbahçe al 48’. Contro l’Inter sono bastati circa cinquanta secondi.

Tre partite, tre schiaffi all’inizio della ripresa.

A questo punto la domanda non è più se esista un problema.

La domanda è: perché Gasperini non riesce ancora a risolverlo?

È forse questo l’aspetto più preoccupante della serata. Perché il tecnico della Roma ha costruito per tutta la carriera squadre feroci, aggressive, mentalmente dentro la partita dal primo all’ultimo minuto. E invece questa Roma, proprio nei primi minuti del secondo tempo, sembra spegnersi.

Cinque minuti di vuoto.

Cinque minuti nei quali perde riferimenti, distanze e aggressività.

Cinque minuti nei quali sembra improvvisamente vulnerabile.

E contro l’Inter bastano.

Il 2-1 cambia completamente la partita. I nerazzurri ritrovano fiducia, alzano il baricentro, aumentano la pressione. La Roma, che fino a quel momento aveva imposto ritmo e gioco, comincia a rincorrere.

È qui che si apre una seconda questione: quella della difesa.

Mancini è costretto a uscire, Balerdi poco dopo lascia a sua volta il campo e Gasperini si ritrova a ridisegnare completamente il reparto proprio nel momento di maggiore sofferenza.

Non è una giustificazione. Ma è un problema.

Perché questa Roma continua a pagare una fragilità difensiva che non nasce soltanto dai singoli, ma anche dalla difficoltà di mantenere equilibrio, automatismi e continuità per tutti i novanta minuti.

Quando cambi uomini, riferimenti e assetto nel cuore della partita, contro l’Inter il conto prima o poi arriva.

E infatti arriva.

Lautaro firma il 2-2 e trasforma una partita che la Roma poteva vincere in una gara che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca.

Perché il paradosso è proprio questo: la Roma ha dimostrato ancora una volta di poter stare al livello delle grandi.

Ha giocato un primo tempo importante. Ha creato, ha aggredito, ha segnato due volte. Ha messo in difficoltà una delle squadre più forti del campionato.

Ed è proprio per questo che il pareggio pesa.

Perché se sei capace di andare sul 2-0 contro l’Inter, devi anche imparare a gestire quei momenti nei quali la partita cambia pelle.

Devi sapere soffrire.

Devi sapere rallentare.

Devi sapere sporcare la gara.

Devi sapere, soprattutto, rientrare dagli spogliatoi con la stessa concentrazione con cui ci sei entrato.

La Roma, invece, continua a presentarsi all’inizio della ripresa come se ogni volta avesse bisogno di qualche minuto per ricordarsi dove si trova.

E in Serie A quei minuti non te li regala nessuno.

Tanto meno l’Inter.

Gasperini lo sa. E se davvero questa squadra vuole fare il salto di qualità, il primo problema da risolvere è proprio questo.

Perché i numeri non mentono.

Atalanta al 47’.

Fenerbahçe al 48’.

Inter dopo circa cinquanta secondi.

Tre indizi fanno una prova.

E la prova è che questa Roma, nei primi minuti del secondo tempo, ha un problema serio.

Un problema di attenzione, di approccio, forse anche di mentalità.

Chiamatelo come volete.

Ma Gasperini deve curarlo in fretta.

Perché una squadra che vuole diventare grande non può continuare a regalare cinque minuti agli avversari.

E soprattutto non può continuare a buttare via partite che sembravano già nelle proprie mani.


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