Roma-UEFA: comincia il recupero per la partita dei conti
Ci sono incontri che vanno oltre i novanta minuti e si giocano senza pallone. Ecco cosa c'è dietro il "settlement agreement". E cosa può accadere a novembre.
Il campionato è fermo, ma c'è una partita che la Roma sta giocando lontano dal campo. Non ci sono palloni, classifiche o novanta minuti. Ci sono numeri, bilanci, parametri e una scadenza che si avvicina. È quella con la UEFA, il cui nuovo capitolo potrebbe essere scritto nelle prossime settimane.
Per chi non mastica bilanci e regolamenti, mettetevi comodi che proviamo a semplificare: il settlement agreement è una sorta di patto di rientro. La UEFA, nel 2022, ha concesso alla Roma un percorso di quattro anni per rimettere i conti in equilibrio, fissando una serie di paletti da rispettare lungo la strada. Una specie di navigatore: puoi scegliere la velocità, puoi fare qualche deviazione, ma non puoi ignorare tutte le indicazioni e arrivare comunque a destinazione.
La Roma, negli ultimi anni, qualche curva l'ha presa un po' larga. E adesso è arrivata all'ultimo tratto del percorso.
Partiamo dalle ultime ore. Il segnale è arrivato da Copenaghen. Dan Friedkin, a margine dell'assemblea dei club europei, ha avuto un colloquio con Aleksander Ceferin. Un incontro informale, ma non casuale. Al presidente UEFA il numero uno della Roma avrebbe spiegato le ragioni che hanno portato il club a superare alcuni dei parametri fissati nel settlement agreement. La situazione è ora sul tavolo del Club Financial Control Body, l'organismo UEFA che si occupa del controllo finanziario dei club.
Insomma, la Roma aspetta. E questa volta sa già che il conto potrebbe arrivare.
Sei milioni non sono bastati
Il precedente è fresco. Lo scorso giugno la UEFA aveva chiuso il controllo sulla stagione 2025/26 con una doppia sanzione per la Roma: 2 milioni di euro per il mancato rispetto del target intermedio del settlement agreement e altri 4 milioni per il superamento del 70% nel rapporto tra i costi della rosa e i ricavi rilevanti. Totale: sei milioni.
Una cifra importante, ma soprattutto un avvertimento. Perché quei sei milioni non hanno chiuso la vicenda: hanno certificato che il percorso non era ancora arrivato dove la UEFA voleva che arrivasse. Il club sarebbe rimasto sotto osservazione anche nella stagione 2026/27.
E qui bisogna fare una distinzione importante. Il Financial Fair Play non è una sorta di esame nel quale alla fine compare semplicemente un voto. È un controllo continuo sulla sostenibilità economica del club. Tradotto in chiave romanista: non basta avere una squadra forte se per costruirla spendi più di quanto il sistema UEFA ritenga sostenibile rispetto ai ricavi. È come quando vedi un dolce alla Nutella, ma prima devi passare dalla verdura e dai legumi e da quelle cose che non ti piacciono e solo alla fine potrai deliziarti le papille gustative. Che tradotto, nuovamente, nella chiave del momento giallorosso: hai una squadra in Champions e in testa al campionato e devi pensare a queste cose? Ebbene sì.
È il motivo per cui, negli ultimi anni, parole come “parametri”, “costi della rosa” e “settlement agreement” sono entrate nel vocabolario quotidiano di ogni tifoso. Parole poco sexy, certo. Ma che possono incidere eccome sul mercato, sulle liste europee e sulla possibilità di costruire una squadra competitiva.
Il nodo dello scorso 30 giugno
La scorsa estate la Roma ha fatto una scelta precisa: non sacrificare la squadra per sistemare i conti entro il 30 giugno.
Gasperini aveva bisogno di una rosa competitiva per affrontare la stagione del ritorno in Champions League. E la società ha scelto di proteggere il gruppo, rinunciando a qualche cessione pesante che avrebbe potuto aiutare immediatamente i parametri economici.
È qui che la storia finanziaria incontra quella sportiva. Perché una società di calcio non è esattamente una banca: se vendi un giocatore importante puoi sistemare un numero sul bilancio, ma rischi contemporaneamente di togliere qualità alla squadra. Se invece lo tieni, proteggi il progetto tecnico ma devi essere pronto a spiegare alla UEFA perché hai scelto quella strada. Insomma è la classica coperta troppo corta.
È un equilibrio sottile. Come camminare su una fune con la squadra da una parte e il bilancio dall'altra.
Ed è uno dei punti che Friedkin avrebbe (il condizionale è d'obbligo visto che non ci sono comunicazioni ufficiali) illustrato a Ceferin: la Roma ha investito sulla competitività della squadra contando anche sull'aumento dei ricavi garantito dalla Champions e, nel medio periodo, dal nuovo stadio di Pietralata.
Non è un dettaglio. Il ritorno nell'Europa che conta cambia il conto economico di un club e può aprire prospettive completamente diverse. Lo stesso vale per lo stadio, che il 28 settembre ha superato un passaggio fondamentale con la conclusione della Conferenza dei Servizi e la dichiarazione di pubblica utilità.
Ma qui c'è il punto sul quale la UEFA difficilmente può fare finta di nulla: i conti si misurano sui numeri già prodotti, non soltanto su quelli che verranno.
Puoi raccontare il futuro. Puoi dimostrare che il progetto è solido. Puoi mostrare lo stadio, la Champions, l'aumento dei ricavi. Ma, alla fine, davanti al controllore ci sono comunque i numeri del bilancio.
E adesso cosa succede?
Qui bisogna togliere un po' di nebbia dalla vicenda, perché nelle ultime ore sono circolate ricostruzioni particolarmente fantasiose e cifre che rischiano di trasformare un procedimento ancora aperto in una sentenza già scritta.
La UEFA non ha ancora annunciato una nuova sanzione per la Roma. Questo è il punto di partenza.
Le notizie pubblicate tra ieri e oggi indicano però novembre come il momento atteso per il pronunciamento del CFCB. Alcune ricostruzioni parlano di una multa nell'ordine dei 10-15 milioni e di possibili limitazioni sulla rosa europea. Sono ipotesi giornalistiche, non decisioni UEFA già prese.
E soprattutto non c'è, oggi, una comunicazione ufficiale che stabilisca l'esclusione della Roma dalle coppe.
Questo va detto chiaramente, soprattutto ai tifosi. Perché tra “rischia” e “è stata esclusa” c'è la stessa differenza che passa tra un calcio di rigore e un gol: il primo può diventare il secondo, ma finché il pallone non entra non puoi aggiornare il risultato.
Il regolamento UEFA prevede diverse possibili misure in caso di mancato rispetto degli obblighi di monitoraggio, comprese sanzioni economiche e, in determinate circostanze, ulteriori provvedimenti. Ma sarà il CFCB a stabilire cosa fare, sulla base della situazione complessiva e delle regole applicabili.
Insomma, il cartellino è ancora nel taschino dell'arbitro.
La storia parte da lontano
Per capire perché oggi si parli tanto di questa vicenda bisogna tornare al 2022, quando la Roma aveva sottoscritto con la UEFA un accordo quadriennale dopo aver mancato i requisiti di equilibrio finanziario nella stagione 2021/22.
Da allora sono arrivati controlli, target intermedi e sanzioni. Nel 2025 la Roma aveva già ricevuto una multa di 3 milioni per il superamento del parametro previsto per quell'esercizio. Poi sono arrivati i sei milioni di giugno.
Quattro anni dopo la firma dell'accordo, dunque, siamo arrivati all'ultimo tratto del viaggio.
Ed è qui che la storia diventa interessante anche per chi, normalmente, davanti a una tabella di bilancio preferirebbe guardare una partita di Champions League.
Perché dietro quei numeri ci sono scelte molto concrete: quali giocatori puoi comprare, quali devi vendere, quanto puoi investire, quanto spazio hai per costruire la rosa europea. In altre parole, il Financial Fair Play non entra in campo, ma può decidere chi ci entra.
Le prossime tappe
Ottobre sarà il mese delle valutazioni. La Roma dovrà fornire gli elementi necessari a sostenere la propria posizione, mentre il CFCB esaminerà il dossier.
Novembre è invece il mese indicato dalle più recenti ricostruzioni giornalistiche per il prossimo pronunciamento. La data precisa, al momento, non è stata ufficializzata dalla UEFA.
Poi si aprirà un altro capitolo: quello delle eventuali conseguenze della decisione e del modo in cui queste potranno incidere sulla programmazione sportiva della Roma.
Ed è qui che il ritorno in Champions può diventare una carta importante. Non perché cancelli automaticamente quello che è successo negli anni precedenti, ma perché modifica il quadro economico del club. Più ricavi, maggiore capacità di investimento, nuove prospettive. E poi c'è Pietralata, il progetto destinato nelle intenzioni della società a cambiare strutturalmente la capacità della Roma di produrre ricavi. Il piano industriale c'è tutto, ma i conti sono ancora da portare nel foglio excel.
Il futuro, però, non può ancora essere messo a bilancio.
E allora la partita è tutta qui.
Da una parte c'è Friedkin, che a Copenaghen ha messo sul tavolo il progetto della sua Roma: una squadra tornata in Champions, un club che vuole crescere e uno stadio che comincia finalmente a vedere la luce in fondo al tunnel.
Dall'altra c'è Ceferin, con le regole UEFA.
In mezzo ci sono milioni di euro, ma anche qualcosa che al tifoso interessa ancora di più: la libertà della Roma di costruire la prossima grande squadra europea.
E forse è proprio questo il modo migliore per spiegare perché una vicenda apparentemente lontana dal pallone debba interessare chiunque abbia a cuore la Roma.
Il Financial Fair Play non segna gol, non fa assist e non para rigori. Però può decidere quanti soldi hai in tasca quando vai sul mercato. Può stabilire quanto margine hai per costruire una rosa. Può persino incidere sulla lista dei giocatori che consegnerai alla UEFA.
Per questo Friedkin e Ceferin hanno parlato. Si sono stretti la mano misurando passione e normativa. Dan sa che la diplomazia può avere il suo peso. Aleksander sa quanto possa essere importante il booster della società giallorossa per il mondo del pallone. In mezzo a tutto ciò però ci sono paletti che non possono essere oltrepassati.
Per questo novembre sarà un mese da cerchiare in rosso.
E per questo, mentre il campionato si prende una pausa, a Roma c'è una partita che non si è mai fermata.
Una partita senza pallone, senza arbitro in campo e senza tifosi sugli spalti. Ma con una posta altissima.
La Roma ha passato quattro anni a rincorrere l'equilibrio. Adesso è arrivata davanti all'ultima porta.
Dietro c'è il passato, con le multe e i parametri mancati. Davanti c'è una Roma che vuole tornare stabilmente nell'élite europea, con la Champions, una squadra competitiva e finalmente il suo stadio. In mezzo c'è la UEFA, che dovrà decidere quanto è costata quella rincorsa.
A novembre arriverà il verdetto.
E allora capiremo se la Roma sarà riuscita a trasformare una corsa sul filo in un salto di qualità.
Perché stavolta non si gioca soltanto per non prendere una multa. Si gioca per capire quanta Roma ci sarà nella Roma del futuro.